Il termine scesciola deriva dall’arabo على شاوش (shawash ‘ala) e significa labirinto, il che spiega l’intersezione di stradine e vicoli che a Minervino costituiscono la parte più antica. Si tratta, per tanto, di una testimonianza del passaggio dei saraceni dalle nostre parti ed è facile notare la somiglianza con le kasba del mondo arabo.

Infatti, come possiamo notare, l’impianto dell’abitato è medievale ed è costituito da viuzze strette e tortuose. Le abitazioni più antiche sono costituite da un’unica stanza rettangolare con accesso diretto dalla strada e presentano un’unica finestrella; in tempi più recenti, (inizi del 900), l’esigenza di sopraelevare le abitazioni ha comportato la nascita dei cosiddetti vignali, vale a dire una rampa di scale che costituisce l’elemento di raccordo tra la zona inferiore e quella superiore; inoltre la struttura muraria è costituita da pietra locale, nella parte inferiore, mentre la muratura del piano superiore è costituita da tufo.

Nella scesciola è da rilevare la presenza di un edificio in via Vescovado con muratura in tufo lavorato a bugnato, tre finestre bifore ad arco acuto, e dunque di influenza gotica, che mostra su uno spigolo esterno un bassorilievo in pietra recante l’iscrizione “peregrinus bobus” quale chiaro segno della transumanza.

Un’abitazione alquanto suggestiva è quella detta della “fattucchiera”: Minervino era considerato paese di stregonerie… Non dimentichiamo che la più grande medium di tutti i tempi, Eusapia Palladino, è nata proprio a Minervino.

Degne di nota sono ancora le numerose edicole votive, dedicate per lo più alla vergine del sabato, poste a protezione delle abitazioni e delle famiglie stesse.

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